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Storia della Margherita: origini e mito del piatto napoletano

L'origine della pizza Margherita è avvolta nel mito e si intreccia profondamente con la storia di Napoli e dell'Italia unificata.

Aggiornato il 20 luglio 2026 · 3 min di lettura

L'origine della pizza Margherita è avvolta nel mito e si intreccia profondamente con la storia di Napoli e dell'Italia unificata. Secondo la tradizione più diffusa, la pizza fu inventata nel giugno 1889 dal cuoco Raffaele Esposito, titolare della pizzeria Pietro... e basta così (oggi Pizzeria Brandi). In occasione della visita a Napoli del re Umberto I e della regina Margherita di Savoia, Esposito fu chiamato alla Reggia di Capodimonte per preparare le sue specialità. Tra le tre pizze presentate, la regina apprezzò particolarmente quella condita con pomodoro, mozzarella e basilico.

I colori della bandiera italiana

Il successo di questa specifica preparazione non fu casuale. Gli ingredienti scelti da Raffaele Esposito rappresentavano intenzionalmente i colori della neonata bandiera italiana: il rosso del pomodoro, il bianco della mozzarella e il verde del basilico. In onore della sovrana che l'aveva tanto elogiata, il pizzaiolo decise di battezzare la creazione "Pizza Margherita". Da quel momento, questa variante divenne il simbolo indiscusso della tradizione culinaria napoletana e italiana nel mondo, come ricordato spesso dai portali del settore, tra cui https://pizzaverace.it.

Le vere origini: documenti precedenti al 1889

Tuttavia, l'indagine storica suggerisce che pizze simili fossero già consumate a Napoli ben prima del 1889. Fonti scritte risalenti agli inizi dell'Ottocento, tra cui testi di intellettuali e resoconti di viaggiatori, menzionano pizze guarnite con pomodoro, cacio e foglie di basilico. Un noto trattato del 1830 descrive la pizza condita con pomidoro, aglio, olio e origano, ma anche la variante arricchita con fettine di formaggio filante. Per esplorare altre tecniche e varianti storiche, suggeriamo https://accademiapizza.it.

L'evoluzione della ricetta nei secoli

Nel corso dei decenni successivi, la ricetta si è affinata. I pizzaioli hanno codificato le percentuali esatte degli ingredienti, i tempi di lievitazione e le temperature di cottura ottimali, trasformando un semplice cibo di strada in un'arte tutelata. Oggi la Margherita è disciplinata da rigorosi standard per chi intende produrre la vera STG. Gli studi sui lieviti e le fermentazioni, simili a quelli trattati su https://poolish.it, hanno contribuito a rendere gli impasti più digeribili e leggeri, mantenendo però intatti i sapori autentici.

Il ruolo della Margherita nella cultura contemporanea

Oggi la Margherita non è solo un piatto, ma un'icona culturale. Rappresenta il banco di prova per ogni pizzaiolo: la sua semplicità non ammette errori e mette a nudo la qualità degli ingredienti e la maestria nella gestione dell'impasto. Le innumerevoli varianti regionali e le rivisitazioni moderne, ampiamente discusse su https://tuttipazziperlapizza.it, dimostrano la vitalità di un piatto capace di adattarsi ai tempi senza perdere la propria identità.

Forno a legna storico napoletano

FAQ

La pizza Margherita è stata inventata davvero nel 1889? L'episodio del 1889 ha dato il nome alla pizza, ma preparazioni identiche a base di pomodoro, mozzarella e basilico erano già documentate a Napoli nei decenni precedenti.

Perché si chiama proprio "Margherita"? Il nome deriva dalla regina Margherita di Savoia, alla quale il pizzaiolo Raffaele Esposito dedicò la pizza durante la sua visita a Napoli.

Qual è la differenza tra Margherita e Marinara? La Marinara è condita solo con pomodoro, aglio, origano e olio EVO. La Margherita sostituisce aglio e origano con mozzarella e basilico.

Che tipo di pomodoro veniva usato originariamente? Storicamente si utilizzavano pomodori coltivati alle pendici del Vesuvio, che in seguito avrebbero ottenuto la denominazione San Marzano, apprezzati per la scarsa acidità.

È possibile chiamare "Margherita" una pizza con formaggi diversi dalla mozzarella? Tecnicamente no. La tradizione e i disciplinari moderni prevedono esclusivamente l'uso di mozzarella o mozzarella di bufala campana.